A Cordignano il campanile della chiesa arcipretale è stato costruito tra il 1951 e il 1954 ed è uno dei più alti d’Italia. Un primato discreto, quasi segreto, come discreta è la tendenza di questo comune trevigiano a non vantarsi troppo delle proprie storie. Eppure, scavando nei documenti — da Wikipedia alle cronache ottocentesche — emerge un catalogo di personalità che ha pochi paragoni nella Marca Trevigiana per un paese di sei o settemila abitanti.
Carlo Goldoni e i Mocenigo di Villa Belvedere

Carlo Goldoni, ritratto di Alessandro Longhi (ca. 1757). Dominio pubblico — Wikimedia Commons
Il primo nome che si trova associato a Cordignano non è nato qui, ma ci è vissuto abbastanza a lungo da lasciare traccia. Carlo Goldoni — il più grande commediografo della letteratura italiana, nato a Venezia nel 1707 — frequentò Villa Belvedere, a Villa di Villa, quando la tenuta apparteneva alla famiglia Mocenigo. Come documenta il portale Turismo tra Venezia e Dolomiti, «il palazzo raggiunse il suo massimo splendore nel ‘700, quando vi soggiornò il doge Alvise IV Mocenigo, che aveva al seguito anche Carlo Goldoni.» I Mocenigo, una delle famiglie più potenti della Serenissima, avevano ricevuto il feudo di Cordignano nel Settecento e lo trasformarono in un centro di vita culturale. Goldoni, in quegli anni, stava costruendo la propria rivoluzione teatrale: sostituire le maschere rigide della Commedia dell’Arte con personaggi vivi, psicologicamente credibili. Che parte di quel lavoro sia avvenuta tra le colline del Meschio rimane suggestivo, anche se non documentato nei dettagli.
I pittori nelle chiese: Palma il Giovane, Tintoretto, Vecellio

Palma il Giovane, autoritratto (1614). Dominio pubblico — Wikimedia Commons
Cordignano non ha solo ospitato un commediografo. Le sue chiese, a partire dalla parrocchiale dei Santi Maria Assunta e Cassiano, contengono opere di alcuni dei maestri veneziani del Cinque e Seicento. Jacopo Palma il Giovane (1549-1628), pronipote del più noto Palma il Vecchio, è rappresentato con due pale d’altare: il «San Paterniano» e la «Crocifissione e Santi». Domenico Tintoretto (1560-1635), figlio di Jacopo, ha lasciato il «Battesimo di Cristo». Marco Vecellio (1545-1611), della famiglia Vecellio e imparentato con Tiziano, è autore de «L’ultima cena». Giovanni De Min (1786-1859), pittore bellunese di fama nazionale, ha affrescato il soffitto con l’«Apoteosi dell’Assunta». Non sono artisti nati a Cordignano, ma la loro presenza massiccia in una chiesa di paese racconta quanto fosse solida, in età veneziana, la rete di committenza che raggiungeva anche questi centri minori ai piedi delle Prealpi. Come nota Cordignano Turismo, alle opere pittoriche si aggiunge l’altare ligneo in cirmolo realizzato dai fratelli Andrea (+1686) e Giambattista Ghirlanduzzi (+1689), intagliatori cenedesi di rilievo.
Francesco Saverio da Camino: il medico patriota nato a San Cassiano
Quello che la storia ricorda come San Cassiano del Meschio — il nome dialettale con cui Cordignano si è chiamata per secoli — ha dato i natali, il 3 dicembre 1786, a Francesco Saverio da Camino: medico, chirurgo e patriota, discendente dall’antico casato feudale trevigiano dei Da Camino, che aveva governato queste terre per 250 anni nel Medioevo. Francesco Saverio si laureò in Medicina nel 1809 a Padova e costruì una carriera medica di primati assoluti. A Dolo, nel 1833, praticò per la prima volta in Italia l’agopuntura. A Trieste, dove divenne primario di chirurgia all’ospedale Civico, eseguì nel 1836 la prima operazione chirurgica sul carcinoma del retto effettuata nel paese. Fu anche tra i primi a praticare la galvanopuntura. A questi primati clinici si affiancò un impegno patriottico convinto — era un’epoca in cui medicina e Risorgimento spesso si incrociavano nella stessa persona. Morì a San Vito al Tagliamento il 16 settembre 1864. Secondo Wikipedia, dal suo matrimonio con Elisabetta Teresa Doria nacquero sedici figli, tra cui Gaddo Gherardo I (1840-1927), garibaldino e poi generale nell’esercito italiano. Che il ramo cordignanese dei Da Camino fosse distinto e operoso lo conferma anche la pagina Wikipedia della famiglia Da Camino: «a partire dalla metà del Seicento in famiglia inizia una lunga serie di laureati all’Università di Padova» e uno di loro, nel 1664, risulta essere sindaco del paese.
Giovanni Gaspero Polese: il garibaldino che visse 92 anni
Tra i Mille che il 5 maggio 1860 salparono da Quarto al seguito di Garibaldi per la spedizione in Sicilia figurava anche un abitante di Cordignano: Giovanni Gaspero Polese. La Pro Loco di Cordignano riporta le date 1846-1938: se esatte, Polese aveva quattordici anni quando si imbarcò per la Sicilia — un’età al limite del credibile per un volontario, ma non impossibile in una spedizione in cui la selezione era affidata più all’entusiasmo che all’anagrafe. Visse fino al 1938, quasi a voler testimoniare in prima persona l’arco completo del Risorgimento e dei primi decenni del Novecento. Nessuna voce Wikipedia è dedicata a lui — segno che la storiografia locale non ha ancora rivendicato con la forza necessaria questo protagonista minore ma reale del momento fondativo dell’Italia unita.
Ermenegildo Francesconi: l’impresario che costruì la strada
Tra i personaggi cordignanesi citati dal Consorzio Pro Loco Quartier del Piave figura Ermenegildo Francesconi, impresario dell’Ottocento che lasciò il suo nome legato alla realizzazione della Strada di Alemagna — la grande arteria che collegava Venezia all’Europa settentrionale attraverso le Prealpi. Una ricerca storica conservata nelle biblioteche universitarie triestine, a firma di Marco Pozzetto, ricostruisce il suo ruolo nella costruzione del tratto tra il 1817 e il 1830. Un’opera infrastrutturale che cambiò i commerci dell’intera regione e che portava la firma di un uomo uscito da questo piccolo paese ai piedi del Cansiglio. È a lui — e alla sua iniziale — che il teatro comunale di Cordignano deve il nome: Teatro «E. Francesconi», dove la E sta appunto per Ermenegildo.
Daniele Francesconi: un nome distinto
Separato da Ermenegildo per storia e per ruolo, Daniele Francesconi è un personaggio distinto che ricompare nelle cronache locali come figura legata alla cultura del territorio. Non vi è una voce Wikipedia dedicata, e nessun legame diretto con il teatro comunale va ricondotto a lui: il teatro porta il nome dell’impresario Ermenegildo, non il suo. Ciononostante, il nome Daniele Francesconi continua a circolare nelle fonti locali come parte del patrimonio biografico del paese.
Davide Cimolai: il ciclista di Villa di Villa

Davide Cimolai al Tour de France 2016. Licenza CC BY 2.0 — Wikimedia Commons
L’unico sportivo di livello internazionale direttamente legato a questo territorio è Davide Cimolai, nato a Pordenone il 13 agosto 1989 e residente a Villa di Villa, frazione di Cordignano — un’appartenenza che lo stesso corridore ha confermato nel 2025, parlando della «terra del Prosecco» e del Giro del Belvedere come del suo contesto di vita. Velocista puro, ha corso da professionista per sedici stagioni dal 2010 al 2025, totalizzando nove vittorie su strada — tra cui il Trofeo Laigueglia nel 2015, una tappa della Parigi-Nizza nello stesso anno e due tappe della Volta a Catalunya (2016 e 2017) — e partecipando a 15 Grandi Giri e 27 classiche monumento. Nel novembre 2021 era tra i cordignanesi premiati come «eccellenze» del comune. Ha appeso la bici al chiodo nel 2025.
Giacomo Scandolo: lo scultore che ha costruito una festa
Un capitolo a sé merita Giacomo Scandolo, scultore e già vicesindaco di Cordignano, anch’egli premiato come eccellenza comunale nel 2021. È stato lui, secondo le cronache locali, a importare e far crescere la manifestazione «Prealpi in Festa» e il Simposio di Scultura Lignea, diventati nel tempo il biglietto da visita culturale del paese nel panorama provinciale e regionale. Non un personaggio dei libri di storia, ma uno di quei costruttori silenziosi di identità locale senza i quali le tradizioni non si tramandano.
